Visualizzazione post con etichetta verzuolo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta verzuolo. Mostra tutti i post

lunedì 21 agosto 2023

IL CASTELLO DI VERZUOLO

 C'è un castello, nel saluzzese, che sogno da 30 anni, cioè da quando, a scuola,  ho studiato il Marchesato di Saluzzo. E lo sogno perché è sempre stato lassù, sulla collina, ben nascosto tra il fogliame, impenetrabile e visibile solo da lontano. Non abitato, non visitabile, decadenza totale. Eppure, di grande importanza storica per il marchesato. Per fortuna le cose sono cambiate, di recente il castello è stato venduto e, in attesa della futura definitiva destinazione d'uso, è tornato visitabile. 

Sto parlando del castello di Verzuolo e, dal mio racconto, capirete come mai l'ho sognato per così tanto tempo. Ma, come sempre, partiamo dall'inizio. Vi avviso che sarà un viaggio lungo ma, secondo me, di grande fascino.

In un articolo passato vi avevo parlato del ricetto e dell'antica parrocchiale dei  Ss. Filippo e Giacomo (lo potete trovare cliccando qui). Ebbene, proprio da qui, un tempo, si trovava l'unico accesso al castello sulla collina, che non si presentava di certo come oggi. 

Prime notizie di un "castrum" si hanno dal 1087 e, nel 1142, il marchese di Saluzzo Manfredo I, vede la bellezza del borgo di Verzuolo, dei boschi pieni di selvaggina e decide di impadronirsi del castello, che venne però danneggiato la prima volta nel 1357. Pochi anni dopo il marchese Federico II decide di ricostruirlo.

All'epoca il suo scopo è ancora quello difensivo, quindi con pochissime finestre, torri, camminamento di ronda (protetto dalla classica merlatura "a coda di rondine").

Anche l'interno si presenta molto semplice, con cucine e prigioni al piano interrato, grossi stanzoni al piano terra in cui venivano alloggiati i militari e stanze al primo piano per la famiglia del signore del castello.

Una curiosità: all'epoca era stata innalzata anche una torre, detta di Santa Cristina, da cui si poteva comunicare, mediante segnali di fumo o luminosi, con gli altri castelli della zona (Manta, Saluzzo e Revello, quest'ultimo l'unico che non poteva comunicare direttamente con gli altri, da qui l'esigenza di una torre). Questo ci fa capire come il maniero di Verzuolo fosse stato costruito in modo strategico e visibile da tutta la zona.

Il castello, per ben tre secoli, viene definito imprendibile, in quanto resiste agli assedi di Carlo I di Savoia e di Giovanni Ludovico di Saluzzo, che avevano tentato di riconquistarlo dai francesi.

A partire dal XV secolo inizia una graduale trasformazione, come in molti altri castelli del saluzzese, con cambio di destinazione d'uso, da difensiva ad abitativa. 

Dopo varie vicissitudini si hanno ristrutturazioni molto importanti che lo porteranno a essere definito "la più bella e imponente fortezza del marchesato dopo Revello". La fortezza di Revello non esiste più, ed ecco un motivo per cui è importante invece portare avanti la memoria del castello di Verzuolo.


Queste ristrutturazioni le dobbiamo a Michele Antonio Saluzzo della Manta (di cui rimane il monogramma su un camino al piano superiore) e, soprattutto, al conte Silvestro della Manta, che lo abitò dal 1602 e che lo modificò completamente, facendolo diventare definitivamente luogo di villeggiatura per lui e i suoi discendenti. Di quest'epoca si hanno notizie di tre fontane di marmo bianco, fabbricati di servizio, il casotto del giardiniere e si ha il secondo ingresso, quello da cui si entra attualmente. Vengono costruite la "torre del belvedere" oggi non più esistente, dalla quale si poteva ammirare tutto il panorama dalle Alpi alla pianura cuneese e la "torre di Valfrigida" affacciata ancora oggi sull'omonima valle a nord della struttura e all'interno della quale vi erano due cappelle, una superiore di uso esclusivo dei signori e una inferiore, per il resto degli abitanti del castello.

Le grandi stanze interne vengono suddivise in più ambienti (e i militari spostati dal piano terra al sottotetto), abbellite e decorate.

L'ultima cucina utilizzata del castello

I giardini avevano alberi di agrumi, c'erano la citroniera, un pergolato, il forno, il pozzo (esistente ancora oggi), la colombaia, la ghiacciaia, un'asparagiaia, una carciofaia e l'orto. C'erano molti vigneti, e il vino prodotto al piano interrato del castello era molto conosciuto e richiesto anche dal fossanese. Grazie agli studi ampelografici di Giuseppe di  Rovasenda, che aveva collezionato un numero enorme di vitigni, sappiamo che a Verzuolo venivano prodotti il Neretto e il Pignolo.

Non so voi ma io riesco, con un po' di fantasia, a immaginare la vita all'epoca, i contadini che lavorano, i signori che passeggiano nei giardini col sottofondo dell'acqua che esce dalle fontane. Vedo un castello magnifico e molto ricco.

Nel 1606 Verzuolo ospita il duca di Savoia Carlo Emanuele I e anche questo ci fa capire l'importanza del luogo. Della sua visita rimane la lastra di marmo sullo scalone principale.

Lo scalone principale

Grazie alle incisioni di Gonin e alle descrizioni dell'Eandi sappiamo che, nell'Ottocento, il castello era immerso nella vegetazione, vi erano un orologio sulla torre di levante, ritratti sulle pareti degli abitanti del castello nella storia, vari tesori d'arte, come dipinti, arredi ecc. Persino un autore tedesco realizzò un disegno a inchiostro del castello, quindi immaginate la fama che poteva avere nell'Ottocento, se addirittura arrivavano dall'estero per ritrarlo.

Il salone al piano terra

L'Ottocento è il secolo del neogotico, come si può capire ancora oggi dalle decorazioni su pareti e soffitti di varie stanze; nel castello poi vi sono letti con baldacchini di velluto (uno ancora visibile adesso in una stanza al piano superiore, probabilmente troppo grosso per essere portato via), dipinti (oggi ne rimangono alcuni, molto deteriorati), arazzi, armature, armi. Vi era conservato addirittura il Collare dell'Annunziata, donato nel 1638 da Madama Cristina a Michele Antonio di Manta (ora nel museo di Postdam. Chissà poi perché lì, io l'avrei visto bene in un museo piemontese).

Il castello viene visitato da studiosi, soci del circolo degli artisti di Torino, nobili, reali: qui vi soggiornò infatti nel 1831 la regina Maria Teresa, vedova di Vittorio Emanuele I, che voleva addirittura comprarlo, ma purtroppo muore l'anno successivo. Nel 1920 il castello accoglie il principe di Piemonte Umberto II. 


A fine 1800 il castello è stato studiato da  Riccardo Brayda e, soprattutto, da Alfredo D'Andrade, che avete sicuramente sentito nominare riguardo alla progettazione del Borgo Medievale di Torino. E proprio uno degli edifici del borgo, la torre d'Alba, si presenta, per forma e decorazione, come una torre del castello di Verzuolo. Anche la tettoia mercatale e una chiesa del paese sono state prese a esempio per il borgo medievale. 

Nella seconda metà dell'Ottocento il castello veniva utilizzato come luogo di villeggiatura occasionale e presentava già segni di decadimento. A inizio Novecento vengono vendute quasi tutte le opere d'arte e gli arredi, compresi fontana e cancello in ferro battuto, soprattutto negli Stati Uniti. Si ha notizia di un catalogo d'asta con numerosi oggetti indicati come provenienti da Verzuolo, anche se non ci sono fonti certe.


Nel 1916 crolla la torre di ponente, e il materiale viene recuperato per costruire il muraglione che chiude il cortile della chiesa dei SS. Filippo e Giacomo. Nel 1838 vengono demoliti la torre del belvedere e varie altre parti dell'edificio, perché pericolanti. Vengono ancora effettuati lavori di consolidamento ma l'edificio viene abbandonato e lasciato incustodito.

Tornando ai proprietari, con l'estinzione del casato di  Saluzzo della Manta e di Verzuolo il castello passa, per testamento dell'ultimo esponente, nel 1840 circa, alla famiglia Mola di Larissè, loro cugini. Una loro figlia sposa il conte Barbiellini Amidei, famiglia che ha mantenuto la proprietà fino al 2022, quando è stato venduto a un imprenditore lombardo che opera nel settore immobiliare.

E proprio grazie a lui, l'imprenditore Graziano Rustico, nonchè alla Pro Loco di Verzuolo e agli architetti che stanno curando l'edificio, possiamo di nuovo visitarne una parte.

Quando l'ho scoperto ho prenotato immediatamente e sono arrivata sul posto super emozionata, anche se non credevo che ci sarebbe stato così tanto da visitare all'interno. 

Dopo il viale alberato e la casetta del custode si passa sull'antico ponte levatoio e si arriva nello spiazzo di fronte al castello, col pozzo.  Si entra poi al piano terra, dove si visitano il salone principale, alcune camere e una cucina. Si sale poi al piano superiore, tramite la bellissima scala di cui mi sono subito innamorata e di nuovo mi sembrava di vedere le nobili percorrerla con i loro voluminosi abiti d'epoca, un sogno. Si visitano poi altre stanze, di cui una con un favoloso letto a baldacchino d'epoca, da restaurare, il che lo rende ancora più originale e magico. Tra camini di marmo con iscrizioni e decorazioni, affreschi neogotici sui soffitti, arredi di vario genere (pochi ma interessanti) la visita scorre in un lampo, anche grazie alle ottime spiegazioni  delle guide.

Dettaglio di un camino

Come sempre ho provato a rileggere questo articolo come se fossi una semplice lettrice del blog e, anche se è molto lungo, io l'ho trovato "corto", nel senso che a ogni paragrafo mi veniva da dire "ma io voglio saperne di più". Ovviamente su un blog non si può scrivere tutto quanto si vorrebbe, altrimenti diventerebbe un libro (e, a proposito, chissà se in futuro il castello di Verzuolo diventerà anche un libro, sarebbe stupendo), ma ho trovato fonti inestimabili di informazioni, sia cartacee sia digitali. Una fonte che chiunque può consultare per scoprire tutto, ma proprio tutto, sul castello è la tesi di laurea di tre architetti, Gerardo Bonito, Alex Barbero e Fabio Calosso.  A questo link  trovate la tesi, fidatevi, vi si aprirà un mondo, se anche voi come me, avete letto questo articolo con la voglia di sapere e di vedere altro, in quanto nella tesi vi sono anche immagini sia dei giorni nostri (anche dei locali non visitabili), sia le riproduzioni d'epoca, litografie, incisioni, cartoline. 

Altra fonte importante, per reperire notizie sul castello e su tutto il circondario, è il libro "Il marchesato di Saluzzo tra Gotico e Rinascimento", di Silvia Beltramo, Viella edizioni. 

Attualmente il castello non è sempre visitabile, bisogna tenere quindi d'occhio il sito della Proloco per rimanere aggiornati sulle prossime occasioni.


domenica 5 dicembre 2021

VILLANOVETTA E GRISELDA

Qualche articolo fa, quando vi ho parlato di Verzuolo, vi ho lasciati con il "mistero" riguardante Gualtieri e Griselda, a Villanovetta. E' arrivato il momento di parlare di questi due personaggi e di questa bella frazione di Verzuolo che, fino al 1928, era comune a sé stante.

Ci si arriva in auto superando il centro di Verzuolo e poi, all'altezza dell'ex mulino Fissore e Sandri, svoltando sulla destra, fino ad arrivare a un parcheggio, sulla sinistra, in piazza Schiffer.

Si viene accolti da alcuni pannelli artistici, con raffigurati un uomo e una donna in abiti medievali. Altri non sono che i nostri Gualtieri e Griselda, di cui ora andrò a parlarvi anche perchè, sicuramente, se avete visitato ad esempio Saluzzo, avrete notato che a loro sono intestate due vie, e così è anche a Villanovetta.

La storia di questi due personaggi ha del leggendario, anche se online si trova qualche informazione che lascia pensare che possano essere esistiti seriamente, anche se non in zona, dato che Gualtieri viene descritto come Marchese di Saluzzo ma, nella loro genealogia non ne appare nessuno con quel nome. Comunque sia, pare che Giovanni Boccaccio sentì questa storia e decise di riportarla nel suo "Decamerone", dedicandole l'ultima novella. La storia venne poi ripresa anche da Francesco Petrarca.

Per farla breve, Gualtieri era appunto un marchese che sceglie come moglie la povera contadina Griselda; la sottopone a svariate umiliazioni e prove disumane per verificare la sua fedeltà. Lei accetta di buon grado tutte queste sofferenze per poi, alla fine, risultarne vincente e diventare finalmente sposa e marchesa onorata e amata da tutti. Non mi soffermo troppo nei dettagli perchè il Decamerone è talmente conosciuto che è semplice trovare la novella per intero e leggersela con calma.

Questa storia è stata illustrata proprio in via Griselda, a Villanovetta, con stili e tecniche diversi da artisti provenienti da accademie torinesi e milanesi e dal settore pubblicitario. 

Il risultato sono una decina di pannelli che raccontano i passaggi chiave della storia, più altri riquadri che si soffermano su dettagli o personaggi. Questa iniziativa si chiama "Colori per Griselda", e risale ormai più di 20 anni fa. Se inizialmente ebbe un buon successo, con moltissime visite e anche rievocazioni storiche, ho notato che ultimamente non se ne parla più, e lo trovo un vero peccato, in quanto è una bella storia e anche un bel luogo da vedere, in tutta tranquillità, essendo anche al di fuori delle solite mete turistiche più conosciute. Ecco perchè ho deciso di parlarvene.

Via Griselda è la via principale del borgo, quella più antica, che una volta veniva chiamata "via maestra". Parte davanti alla chiesa (dedicata a S. Andrea) e si snoda parallela alla via più trafficata, risultando così molto silenziosa e adatta a immergersi nella storia. 

Lungo questa via, oltre ai suddetti pannelli, troverete anche affreschi murari a tema religioso, quelli che spesso si trovano nei borghi antichi, e anche l'edificio del vecchio comune (riconoscibile per il timpano con lo stemma del comune e, sulla facciata, la lapide dedicata ai caduti della prima guerra mondiale) e la tettoia del mercato coperto. Ora è tutto silenzioso e tranquillo ma riuscirete sicuramente, con un po' di fantasia, a entrare nell'atmosfera di quando questo luogo era vivo e percorso quotidianamente dai cittadini che andavano in municipio, che si fermavano un attimo a chiacchierare sotto l'ala, magari mentre aspettavano che gli artigiani itineranti, (come impagliatori di sedie, arrotini ecc.) aggiustassero i loro oggetti.

Una delle vie che partono da via Griselda, sulla sinistra, incrociandosi poi con via Drago (quella da cui siamo arrivati in auto), è Via Asilo Keller. Come mai un cognome così particolare da queste parti? Alberto Keller è stato il fondatore di una filanda che per moltissimi anni è stata importantissima in zona, perchè dava lavoro ad almeno 400 persone, fino all'incendio del 1905 che interruppe le attività. Il nome rimane, attualmente, nell'asilo, fondato sempre da Keller per i figli delle operaie e operativo ancora oggi come scuola paritaria. 

Vi racconto un aneddoto che mi ha sempre divertita molto: Guido Keller, nipote di Alberto, fu segretario d'azione di Gabriele D'Annunzio e amico di Marinetti e Fillia, famosi artisti futuristi. Il divertente è stato sapere che un bel giorno, nel 1920, lasciò cadere su Montecitorio, da un aereo, un "arnese di ferro smaltato", il più brutto e arrugginito che fosse riuscito a trovare (in pratica era un pitale), con delle rape legate al manico, in  segno di disprezzo verso il Governo. 

In fondo a questa via si notano quattro grossi torrioni cilindrici. Fanno parte della residenza estiva dei conti Cravetta di Savigliano, che una volta di torrioni ne aveva ben 8. Proprio in parte di questo edificio venne fondato l'asilo.

Recuperata l'auto si percorre Via Drago finchè si trova, sulla sinistra, una piccola cappella purtroppo in pessime condizioni. Era la chiesa, dedicata a S. Sebastiano, dell'antico cimitero (quello attuale è poco lontano); sicuramente molto antica, come dimostrano i particolari fregi in cotto di fine XV secolo, trovati nella cappella e ora murati sopra la porta laterale.

Si procede poi in direzione Costigliole per l'ultima tappa di questa gita. Immediatamente dietro a un famoso vivaio sorge la cappella della Madonna della Neve. Pur essendo passata in zona moltissime volte, non avevo idea dell'esistenza di un posto così interessante finchè non ho letto il libro, che vi consiglio, "Verzuolo di strada in piazza" di Piero Balbo.

La cappella è situata vicino alla linea ferroviaria, ormai utilizzata soltanto dalla cartiera locale, e quindi in zona molto tranquilla, con tanto di area picnic attrezzata. 

La chiesa esisteva già nel XIV secolo, diversa da come la vediamo oggi; la sua forma attuale risale infatti agli anni successivi alla prima guerra mondiale. Curioso sapere che in questa zona pare siano stati seppelliti i morti per la peste del 1630 e anche i caduti dello scontro di Papò, battaglia combattuta in questa zona nel 1712 tra francesi e sardo-austriaci, durante la guerra di successione spagnola.


Un'altra curiosità: il campanile è stato costruito soltanto nel 1934. Prima, per richiamare i fedeli, veniva suonata una conchiglia come fosse un corno. Pare sia una tradizione piemontese dell'Ottocento che io ho scoperto soltanto facendo ricerche per questo articolo.  Vi lascio il link alla Proloco di Villanovetta, così se volete potete approfondire la storia e l'arte del luogo.

Anche questa gita è terminata, spero di avervi incuriositi. C'è sempre da scoprire qualcosa di interessante, anche in luoghi che tutti noi consideriamo solo e sempre di passaggio per andare da altre parti, senza fermarci un attimo. E tenete conto che, come sempre, io vi scrivo alcune cose ma, se voi andrete a farvi una passeggiata, di sicuro scoprirete molto di più.

venerdì 6 agosto 2021

VERZUOLO, TRA PASCHERO E NOBILTA'

Qualche tempo fa avevo scritto un articolo sul centro storico di Verzuolo, sul nucleo più antico, quello che culmina col castello (potete leggerlo qui) ma questo paesino secondo me è sottovalutato, perchè anche nella sua parte più recente ha diversi edifici interessanti da conoscere. In questo articolo ho deciso quindi di farvi fare una breve passeggiata nella parte più moderna del paese.

Nel titolo ho nominato "paschero e nobiltà", due termini che sembrano contrastanti, in quanto con "paschero" si intendono i pascoli comunitari, che nulla hanno a che fare con gli edifici nobili. Questo perchè moltissimi anni fa, lungo quello che ora si chiama Corso Umberto I, non c'erano quei palazzi nobiliari che si possono vedere ora, ma la zona era rurale e presentava appunto prati e campi. A questo punto, secondo me, pur essendo già passato diverse volte in centro a Verzuolo, qualcuno non ha ancora capito di che zona io stia parlando. E' semplicemente la strada principale del paese, quella che arrivando da Manta, parte subito dopo la piazza centrale e si dirige verso Costigliole, costeggiando poi la famosa fabbrica Burgo. Il punto è che quasi tutti passiamo (mi metto in mezzo anch'io perchè per molti anni non mi sono mai guardata attorno) di lì in macchina per andare da altre parti e non ci rendiamo conto di essere in mezzo all'arte, all'architettura e alla storia. Ecco perchè ho deciso di portarvi alla scoperta di questi luoghi.

Casa Voli

Sappiate che, dove ora passano le macchine, una volta passava il tramway, come in molti altri paesi. E' un dettaglio che mi piace ricordare, provando anche a immaginare come poteva essere la vita di allora. Che poi è storia recente, dato che i binari sono stati smantellati solo verso il 1950, quindi si poteva ancora pensare alle "madame" che magari scendevano dal tramway per andare al mercato, che all'epoca si svolgeva proprio qui, dove ora è isola pedonale. Sempre qui, molto prima, addirittura nel 1500, si giocava al "rubat", una specie di gioco delle bocce. Questo per farvi capire le differenze tra ora e un tempo. 

I palazzi erano inizialmente residenze stabili, per poi diventare invece case di villeggiatura, in quanto i proprietari erano spesso impiegati nell'amministrazione del Regno, tornavano qui per i periodi di vacanza e quando dovevano controllare il lavoro dei fattori e dei loro appezzamenti agricoli. Immaginatevi questi palazzi, magari anche aiutati dalla visione dall'alto di Google Maps, con i loro freschi giardini interni, in cui l'alta società passava il tempo oziando, oppure organizzando gite in collina, soprattutto autunnali, quando i colori dei vigneti erano nel loro massimo splendore. Tutt'altra vita, rispetto a oggi.

Consiglio di parcheggiare in Piazza Martiri (quella dove ci sono i Carabinieri, per intenderci), e di attraversare la strada, sulla destra. Il primo palazzo che trovate sulla destra si riconosce per i portici e per il classico colore rosso. E' casa Giriodi, famiglia di speziali a Venasca. E' stata eretta nel 1668 e, su una colonna, riporta lo stemma della famiglia e una scritta ora incisa su metallo ma che in origine ovviamente era incisa sul capitello.

Lo stemma della famiglia Giriodi
sul capitello

Procedendo sulla destra, all'angolo con Via Muletti, trovate casa Vineis, con la facciata in stile neoclassico del Settecento. Liderico Vineis è stato un avvocato saluzzese, antifascista deportato e morto a Mathausen.

Casa Vineis

Sempre lungo Via Muletti, al civico 20, si trova casa Muletti, con una bella decorazione a vetrate colorate sopra la porta d'ingresso. Delfino Muletti è stato uno storico e scrittore di fine Settecento. Chi è interessato alla storia del saluzzese di sicuro lo ricorderà per la sue numerose pubblicazioni al riguardo.

Casa Muletti

Davanti a casa Muletti trovate una piccola torre angolare, dentro la quale si trovava la cappella privata di casa Quagliotti-Boarelli, edificio della fine del '600. Dal vicolo potete tornare lungo il Paschero e, subito sulla destra, vedere la facciata del suddetto palazzo. Della famiglia Boarelli è da ricordare Alessandra, la prima donna a salire sul Monviso, nel 1864.

Casa Quagliotti-Boarelli

A proposito di Monviso occorre ricordare, sempre sul Paschero, al numero 59, casa Voli. Oggi appartenente all'Opera Salesiana, è caratterizzata da due corpi di fabbrica, di cui uno a mò di torre, con loggia all'ultimo piano. In questo edificio, nel 1863, nasceva l'idea di fondare un club per alpinisti, quello che poi sarebbe diventato il famoso Club Alpino Italiano, su iniziativa di Quintino Sella e dei fratelli Ballada di Saint Robert.

Ai numeri 65 e 75 vi sono casa e palazzo Rovasenda, tardoseicentesco il primo e neomedievale il secondo, in mattoni a vista con tanto di torre. Ditemi se non vi sembra un castello antico. All'interno di casa Rovasenda si trovava il Ritrovo Burgo, inaugurato nel 1925. La Burgo è la famosissima cartiera situata proprio qui vicino e questo edificio prevedeva tutta una serie di servizi per i dipendenti e i visitatori della fabbrica, come mensa, sala giochi, biblioteca eccetera. 

Palazzo Rovasenda

Della famiglia Rovasenda è interessante ricordare Giuseppe, nato proprio a Verzuolo nel 1824. Dopo la carriera diplomatica decise di dedicare la sua vita a studi in campo agricolo, in particolar modo riguardo la viticoltura, iniziando dalle proprietà terriere di famiglia. I suoi studi portarono alla costituzione di un'enorme collezione di vitigni, prima piemontesi, per poi espandersi ad altre regioni italiane ed estere. La raccolta divenne talmente ampia (più di 3500 vigneti!) da dover richiedere di utilizzare un terreno apposito, denominato "La Bicocca" sulle colline di Villanovetta. Di ogni vigneto creò un fascicolo con tutte le descrizioni e le caratteristiche; il tutto venne donato, poco prima della sua morte, agli inizi del Novecento, alla Reale Scuola di Viticultura ed Enologia di Alba. 

Se vi avanza tempo vi consiglio anche un giro nella parte vecchia del cimitero urbano perchè, se l'architettura di questa zona vi ha affascinati, sappiate che anche nel cimitero queste famiglie hanno costruito sepolcri altrettanto artistici e degni di nota. 

Al termine del corso si trova la parrocchiale di Santa Maria della Scala, edificio barocco che sostituisce una chiesa precedente.

Procedendo ancora un po', sulla sinistra si trova il muro della cartiera Burgo, sul quale sono stati affissi dei pannelli che ricordano la storia della nascita di questa azienda così importante per tutto il circondario.

Infine, nella curva che esce dal paese, si trova l'ex mulino Fissore e Sandri, ora trasformato in appartamenti privati. Davanti all'entrata dell'edificio, sull'aiuola, si trovano le raffigurazioni di Griselda e Gualtieri. Chi saranno questi due personaggi? Ve lo racconterò nel prossimo articolo, quando raggiungeremo, tramite la strada che costeggia l'ex Mulino, la frazione di Villanovetta. Alla prossima.



martedì 11 agosto 2020

VERZUOLO: VILLA E ANTICA PARROCCHIALE SS. FILIPPO E GIACOMO

Molti di voi sicuramente sono già passati nel paese di Verzuolo: la Burgo, la piazza, il semaforo (o il contrario, se arrivate da Saluzzo) e fine, vero? Quanti di voi sanno che invece questo paese  ha un centro storico molto interessante da visitare? L'ideale per immergersi in epoche passate? Ecco, io quest'oggi vi voglio portare proprio qui: alla Villa, che non è una casa, ma significa che è il primo nucleo di abitazioni e attività sorto nei pressi del castello (che all'epoca era molto meno imponente di oggi).

L'ingresso del ricetto

Come arrivarci? Se arrivate da Saluzzo girate a destra al semaforo e salite in via Castello; potete parcheggiare in Piazza Buttini (o vicinanze), davanti alla Confraternita. Fino a una trentina di anni fa esisteva la Porta Capala, che segnava l'inizio del borgo. Ora purtroppo ne rimangono solo un paio di monconi ai lati della via (per capirci, dove termina l'asfalto e inizia la pavimentazione a cubetti). Un pannello vi ricorda comunque com'era fatta in passato.

Quel che rimane di Porta Capala

La Confraternita è settecentesca e al suo posto nel 1300 c'era un ospedale di carità; davanti, nell'angolo della via, trovate un piccolo edificio: è la cappella di San Rocco, purtroppo ora tutta murata e senza più decorazioni.

Cappella di S. Rocco

Continuando a salire vi verrà facile sentirvi pare di un'atmosfera di altri tempi, quando circolavano cavalli, carrozze, carretti, e inizierete pian piano a respirare la storia. 

Uno scorcio del centro storico

Prima la storia più recente, con la casa (a destra) in cui nacque nel 1802 il conte Giuseppe Siccardi, Ministro di Vittorio Emanuele II, per poi tornare indietro nel tempo, con case più antiche; alcune sembrano anche fatiscenti ma, con un po' di fantasia, avranno sicuramente qualcosa di bello da raccontarvi: magari un fregio di cotto (anche se interrotto da due balconi) del XV secolo (sempre a destra); oppure un bel dipinto sul muro, come l'edificio che ospitava la Casa Comunale (sulla sinistra): raffigura la Pietà e risale al 1422.

L'affresco sull'antica casa comunale.

Davanti all'antica Casa Comunale si trova la tettoia del mercato coperto: quella di adesso è recente ma, in passato, era stata Margherita de Foix a volere qui una tettoia, come luogo di ritrovo comunitario al centro di tutta la borgata.
Di fianco sale Via Santa Cristina: imboccatela, sulla sinistra troverete un altro dipinto su un muro e, in fondo, una casa ora ristrutturata ma di chiaro impianto gotico.

Casa gotica

Se volete avere uno scorcio molto interessante del castello vi consiglio di salire ancora un pochino e, sulla sinistra, vi si aprirà la vista del maniero, di cui vi parlo qui.

Tornate indietro e riprendete a salire, fino ad arrivare, sulla sinistra, all'antico ricetto con la parrocchiale dei Ss. Filippo e Giacomo. 

Il ricetto

Vi trovate davanti a un complesso di edifici di varie epoche e quindi con vari interventi che, secondo me, lo rendono ancora più affascinante anche se forse poco armonico alla vista: ce n'è per tutti i gusti, dall'XI al XVIII secolo.

Innanzitutto c'è la porta del ricetto (sovrastata dai ruderi della torre di guardia), ma dovete immaginare che nel Medioevo non era tutto qui, c'era anche il ponte levatoio col fossato. 
Oltrepassata la porta vi trovate sul sagrato della chiesa, con a destra il campanile e un cappella ottagonale e qui serve un altro sforzo di immaginazione: il muro di sinistra una volta non c'era, questo perchè la chiesa faceva parte appunto del ricetto, con case e altre costruzioni, che terminava su in alto, oltre la scarpata, con la rocca e quello che poi venne trasformato in castello. 

La cuspide a maioliche 

Il campanile è la parte più antica rimasta, uno dei pochi romanici che si trovano in provincia (un altro lo potete vedere sulla strada tra Revello e Envie, dove ci sono i ruderi della chiesa di S. Massimo). In questo caso troviamo una struttura a cinque piani, di cui il primo è il più antico, risale all'XI secolo, con una porta centinata; gli altri piani sono stati aggiunti successivamente e il quarto venne otturato nel 1581 per renderlo più stabile. La cuspide invece è stata aggiunta nel 1484 e presenta tessere maiolicate; anche in questo caso è uno dei pochi presenti in zona con queste caratteristiche (un altro è quello della chiesa di S. Bernardo a Saluzzo).

La cappella ottagonale invece è del Settecento: era una cappella funeraria sconsacrata dopo la cremazione dell'ultimo esponente della famiglia Boarelli (se il cognome vi ricorda qualcosa forse è perchè a questa famiglia appartenne Alessandra, la prima donna a salire sul Monviso, nel 1864).

La cappella ottagonale

La facciata della chiesa è molto articolata, perchè è stata modificata varie volte col passare del tempo: inizialmente era una chiesa a tre navate, poi è stata trasformata a una navata sola, con l'aggiunta, sulla facciata esterna, di archi per stabilizzare la struttura.
La piccola tettoia sulla facciata ha purtroppo rovinato la ghimberga, che ora si presenta infatti senza punta. 

La facciata della chiesa

Ai due lati del portale vi sono vari affreschi, tra cui quelli di S. Sebastiano e S. Barbara a destra (opera di Pietro da Saluzzo); una Deposizione a sinistra (datata 1472); sempre sulla sinistra  è murata anche una lapide tardo-romana.

L'interno della chiesa

All'interno numerosi sono gli affreschi degni di nota, a partire da quelli delle due cappelle laterali, i più antichi, per poi arrivare anche ad opere più recenti, come una tela di Jean Claret e la cappella dedicata alla Madonna del Rosario.



Interessanti sono anche il crocifisso appeso davanti all'altare e decorato anche nella parte posteriore, e il tabernacolo in pietra verde, del 1473 (se avete visitato la chiesa di S. Giovanni a Saluzzo e in particolare la cappella dei marchesi, ritroverete anche qui lo stesso stile gotico).

Il tabernacolo in pietra verde

Per ultimi ho lasciato gli affreschi più antichi, quelli che si trovano nella piccola cella sotto il campanile: sono di grande interesse perchè, come accennato prima, risalgono all'XI secolo e non se ne trovano quasi più (in provincia rimangono l'affresco di Sant'Ilario di Revello, ora a Casa Cavassa, la chiesa di San Salvatore di Macra, di cui vi ho parlato in passato, e pochi altri).

Dettagli degli affreschi dell'XI secolo

Questi affreschi sono stati scoperti nel 1969, purtroppo molto rovinati dall'umidità, e restaurati successivamente. La cella è totalmente affrescata anche se ora rimangono visibili poche scene riguardanti le Storie di S. Nicola. 

Vi ho solo accennato tutto quanto c'è da vedere, perchè a raccontarvi tutto si scriverebbe un libro; ma sappiate che l'"Associazione per la tutela del patrimonio culturale verzuolese" si occupa, tra l'altro, di effettuare visite guidate a questo splendido luogo. Vi lascio il loro sito, sul quale ovviamente troverete moltissime altre informazioni sulle loro attività e anche sui restauri che sono stati effettuati recentemente.