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lunedì 18 luglio 2022

PEVERAGNO

Peveragno, secondo me, è uno dei tanti paesi sottovalutati della nostra provincia. Molto conosciuta per la fragola, con tanto di sagra e miss, abbastanza conosciuta ormai per una delle famosissime panchine giganti che sbucano come funghi, ma quanti si sono soffermati sul centro storico? Io stessa ammetto di conoscerlo pochissimo e infatti, quando ci sono stata, sono rimasta stupefatta da quante particolarità ci fossero da vedere per vie e stradine del centro. Ma, come sempre, partiamo dall'inizio.

La chiesa di S. Giorgio, sulla collina

Peveragno è un bel paesino situato tra Cuneo e Mondovì, ai piedi del monte Bisalta. E' nominato per la prima volta nel 1299 nella forma di Piperanium, dalla famiglia morozzese dei Pipa, che dominava molti territori in zona. Ma la storia del luogo è molto più antica. Parte da un luogo che si chiamava Forfice, che era il primissimo insediamento del comune, situato verso l'attuale frazione Madonna dei Boschi. Ormai del borgo non rimane praticamente più nulla, anche se esiste ancora la chiesa di S. Pietro in Forfice; a un certo punto gli abitanti hanno deciso di trasferirsi nel nuovo borgo, che cresce e diventa l'attuale comune. 

Uno scorcio di via Giordana di Clans

Per visitare il paese io ho parcheggiato nella piazza principale, quella del comune, il cui nome ufficiale è Piazza Toselli, poi vi racconto chi è stato quest'uomo. A piedi attraversate Via Roma e infilatevi in Via Giordana di Clans, per immergervi subito nella parte più antica. Vi accoglierà un murales raffigurante una piantina del 1857, poi vedrete insegne dei negozi dipinte sui muri, meridiane e antiche botteghe. A un certo punto arriverete a un'antica casa medievale, con gli archi in mattoni e i portici bassi (ps. alzate gli occhi, guardate l'affresco di una principessa e continuate a leggere per scoprire chi era). E poi un piccolo pozzo, che veniva usato da tutti gli abitanti del borgo. Successivamente si trova la Confraternita, molto probabilmente progettata da Francesco Gallo di Mondovì e attualmente usata per mostre ed eventi. 

L'arco del ricetto

Si passa poi sotto l'antico arco del ricetto, l'unica porta di accesso al paese rimasta. Si intravedono ancora resti di affreschi con iscrizioni in latino, una delle quali risale ai tempi in cui Amedeo VIII di Savoia incorporò Peveragno nei suoi domini, nel 1419.

Piazza Carboneri

Oltre l'arco si trova Piazza Carboneri con una fontana (ne esisteva una già moltissimi anni fa anche se questa è più recente) e, in fondo, altri edifici porticati con murales che raccontano frammenti di storia locale.

La casa natale di Pietro Toselli

Proseguendo per via Abate si incontra, sulla sinistra, la casa natale di Pietro Toselli, maggiore caduto eroicamente all'Amba Alagi nel 1895 (il cui monumento, di Ximenes, si trova nella piazza in cui avete parcheggiato).

Stemma dei Campana, in piazza Santa Maria

Si arriva infine in Piazza Santa Maria, in cui conviene sostare un momento. Subito di fronte a voi c'è un'antica casa del XV secolo, con un piccolo portico che ora ospita un bar. Era casa Campana e, sul pilastro angolare in pietra, si notano ancora le effigi di un cavaliere e lo stemma della famiglia, con appunto raffigurate delle campane. In più potrete cercare una cosa che io ho scoperto esistere soltanto dopo essere stata in paese, e cioè un'effige sul pilastro di una casa raffigurante una forbice, ricordo dell'originario borgo di Forfice (chiamato così perchè situato alla biforcazione tra due vallette).

La statua di Vittorio Bersezio

Nella stessa piazza si trovano anche la chiesa di S. Maria del Paschero (dentro la quale si trovano una croce di marmo e una vasca battesimale provenienti dalla Certosa di Pesio) e, a lato, la statua di  Vittorio Bersezio. Commediografo, autore della commedia dialettale "Le miserie 'd Monsù Travet", è qui ricordato in quest'opera di Bistolfi.

Procedendo per via Marconi si arriva in Piazza XXX Martiri, che vuole ricordare 30 peveragnesi morti durante una rappresaglia nazista nel 1944. 

Murales in via Roma

La passeggiata prosegue lungo Via Roma, la via principale del paese, costellata di murales che ricordano le antiche botteghe del luogo e altre caratteristiche storiche che vi accompagnano fino al punto di partenza, Piazza Toselli. Se girate attorno all'edificio comunale vedrete, nel cortile retrostante lo stesso, un pezzo di muro: era parte della porta Pusterla, una delle porte di accesso al paese.

Resti di porta Pusterla

Come sempre, io vi ho dato delle indicazioni e non vi ho di certo raccontato tutto; ma sappiate che, passeggiando comodamente, potrete scoprire molto altro sul paese, grazie anche agli ottimi cartelli turistici sparsi ovunque, che non mancheranno di raccontarvi altre storie.

Terminata la visita al centro ci si può dirigere verso la collina di S. Giorgio (se volete c'è un parcheggio comodo davanti a un supermercato di un noto marchio). La camminata non è lunga e si arriva alla panchina gigante, una delle prime sorte in provincia e, mi pare, l'unica con una specie di meridiana solare raffigurata dietro la panchina, sul terreno. I raggi del sole passano attraverso un cuore intagliato sullo schienale della panchina e raggiungono il quadrante. Per saperne di più non vi resta che salire e leggere la spiegazione completa.

Il cuore della panchina gigante

Ma, la cosa che più mi ha sorpresa quando sono salita sulla collina, è un edificio che per me è stato assolutamente inaspettato, non avevo idea della sua esistenza. E' la cappella di San Giorgio, molto molto antica. Fu infatti, ben probabilmente, fatta costruita dai trasfughi di  Forfice che, arrivati nella nuova zona di residenza, volevano un edificio a protezione del nuovo borgo. Risale quindi circa al XII secolo. Al suo interno c'erano molti affreschi, raffiguranti San Giorgio che sconfigge il drago e libera la principessa. Parte dell'affresco è stata rubata a inizio degli anni '90 ma, vi ricordate l'affresco della principessa che vi ho nominato a inizio articolo? Proprio lei, era l'affresco della chiesa di S. Giorgio, riprodotto nel borgo antico grazie a un peveragnese.

La facciata della chiesa di S. Giorgio

La chiesa è anche conosciuta dagli amanti dell'archeo-astronomia in quanto, nel giorno del solstizio invernale, il sole illumina per due volte i dipinti attraverso le finestre. Ma non è tutto qui. E il campanile? Così "strano"? Non vogliamo parlarne? E proprio questo l'inaspettato che mi ha stupita così tanto: un campanile a forma di minareto (più unico che raro, penso, in provincia), in ricordo di Mario Lago, peveragnese Governatore di Rodi e del Peloponneso dal 1922 al 1936. Pensate che, nell'isola di Rodi, fu fondata una colonia chiamata Peveragno Rodio. Come dite? Ci volete andare? Beh, sappiate che la colonia ora è quasi tutta occupata da edifici militari, quindi non accessibile, ma alcune parti sono quanto meno avvicinabili, come la chiesa, mentre altre strutture agricole sono ora usate come punto vendita per prodotti locali. E' sempre curioso, per me, trovare corrispondenze cuneesi anche al di fuori dell'Italia.

Avete visto quante cose belle ci sono da scoprire in questo bel borgo? Mi raccomando visitatelo e fatemi sapere se vi è piaciuto come a me.

domenica 7 febbraio 2021

BUSCA

Qualche tempo fa un mio contatto sui social, sapendo del mio blog, mi ha chiesto se ero già stata a Busca. Ho dovuto ammettere di esserci passata diverse volte, per andare altrove, ma di non essermici mai soffermata. Lui mi ha risposto: "Ah beh, tanto c'è ben poco da vedere". Tutti fermi, se qualcuno mi dice così vengo immediatamente stimolata ad approfondire il discorso, convinta come sono del fatto che ogni paese, piccolo o grande, abbia attrazioni interessanti da vedere. Ho quindi colto l'occasione di un lavoro in zona per fermarmi, durante le pause, in paese, e nelle frazioni, per andare alla scoperta di qualcosa da raccontarvi. E di cose ne ho trovate eccome, non le ho neanche viste tutte, altrochè "non c'è niente da vedere".


Porta Santa Maria

Partiamo dall'inizio. Busca si trova non lontano da Cuneo e da altre cittadine di cui vi ho già parlato, come Dronero e Caraglio. E' molto conosciuta per il castello del Roccolo (che, mannaggia a me, non ho ancora visto; ho scoperto però che, in zona, almeno fino al 1979 esisteva  addirittura la fabbrica dell'acqua del Roccolo, online si trovano le etichette storiche) ma anche il centro storico merita una visita, così come alcune frazioni. L'origine del nome è incerta ma il significato è quello di boschetto, zona coperta da cespugli. In effetti il paese è riparato da una collina morenica ed è nato, secondo una leggenda, dopo l'incendio del villaggio di Antilia, situato in zona San Martino. E Antilia è anche una delle maschere carnevalesche locali.  Purtroppo, come sempre, non posso raccontarvi tutta la storia, altrimenti dovrei fare un articolo solo su questo. Vi lascio però il link al sito del comune, dove, se vorrete, potrete approfondire il discorso.

Per la visita vi consiglio di parcheggiare in Piazza Santa Maria. Da lì potrete, attraverso la porta omonima (eretta tra il XV e il XVI secolo; sulla volta dell'arco si intravedono affreschi che potrebbero essere dei Biazaci), entrare direttamente nel centro storico, che conserva l'impianto urbanistico medievale.

Il primo edificio da visitare è sicuramente la chiesa parrocchiale Maria Vergine Assunta, costruzione settecentesca di  Francesco Gallo; è stata eretta su una precedente chiesa del Trecento, di cui rimane il campanile, che però è stato rimaneggiato successivamente. Particolare la balaustra, in alabastro locale (sulle colline buschesi esistono infatti delle cave, devo informarmi bene, mi piacerebbe molto vederle).

La Parrocchiale

Non lontano dalla parrocchiale vi è la confraternita della SS. Annunziata, chiesa molto antica, rifatta in epoche successive, fino ad arrivare all'attuale forma settecentesca, opera anche questa di Francesco Gallo. Ho trovato molto particolare il fatto che, in un giorno in settimana, quando ci sono stata io, in orario di pranzo, entrambe le chiese fossero aperte alla visita, purtroppo capita sempre meno.

Procedendo verso il centro si arriva in quella che era la Via Maestra, ora Via Umberto I, arricchita da portici. Da qui in poi vi consiglio di girare liberamente senza una meta precisa, e non passate soltanto sotto i portici, uscitene anche fuori, in modo da osservare i vari palazzi, con scritte antiche, decorazioni sui timpani, portoni con batacchi originali eccetera.

I portici

L'edificio principale di Via Umberto I è sicuramente la Confraternita della SS. Trinità, detta anche "Rossa". Questa purtroppo l'ho trovata chiusa; è stata costruita nel 1652 sulle rovine del castello inferiore e lì accanto sorgeva il primo ospedale della città. La torre rossa è il simbolo di Busca.

La torre simbolo di Busca

In una via laterale trovate poi il Teatro  Civico, costruito all'interno di quella che era la Confratria di San Antonino, nella parte più antica del centro storico fortificato.

Proseguendo davanti al Teatro, in via Rinaudo, arriverete all'edificio del Comune, Palazzo San Martino, costruito nella seconda metà del Settecento. Molto particolare la Torre, di fine Ottocento, in cotto e in stile neo-gotico romantico.

La torre neogotica del comune

Poco al di fuori del centro storico, dietro l'hospice, al fondo di Viale Strasburgo si trova poi Villa Elisa, attualmente utilizzata per eventi musicali (qui il link). Al di fuori di questi eventi non è visitabile ma è comunque interessante fare due passi all'esterno; con un po' di fortuna (che stranamente ho avuto), potrete anche vedere scoiattoli che passeggiano sul muro di cinta del parco. La villa nasce come convento, con annessa chiesa; con la soppressione degli ordini religiosi, nel 1802, diventa proprietà del Conte Caissotto di Chiusano, podestà di  Cuneo (in questo periodo un'ala della villa fu adibita a Loggia Massonica). La chiesa viene poi distrutta e attualmente è possibile ancora vedere il campanile, ristrutturato e trasformato in torre gentilizia. Dal 1913 appartiene alla famiglia Bafile.

La torre gentilizia di Villa Elisa

Dopo questa bella passeggiata nel centro storico e dintorni si può fare una sosta nel Giardino dell'Infinito, in Piazza Dante (non lontano da Piazza Santa Maria, che vi ho nominato prima). E' un luogo che merita veramente la visita, pieno di piante, erbe aromatiche, percorsi accessibili a tutti. E il bello è che ogni pianta ha il suo bel cartellino con il nome, in modo da imparare anche a riconoscere fiori, frutti, foglie. C'è anche un piccolo laghetto con i pesci.

Il giardino dell'infinito

Terminata la pausa si può riprendere l'auto e raggiungere almeno tre luoghi che ho trovato molto interessanti:

La chiesa di S. Martino, sulla strada che, uscendo da Busca, va verso Saluzzo, sulla sinistra. E' collocata su un bel poggio panoramico, circondato da vigneti. E' stata costruita anche con materiali di recupero romani prima del Mille, possiede una delle facciate più antiche della provincia di Cuneo: il portale e la bifora infatti richiamano addirittura forme bizantineggianti. Anche questa era chiusa, ma cercando online, ho trovato un sito su cui ci sono diversi video che raccontano questa e altre antiche chiese locali.

La chiesa di S. Martino

La Torre in frazione Attissano. E' molto particolare in quanto è una torre medievale con sopra un campanile più moderno. Costruita con pietre di fiume era una torre di avvistamento e di controllo militare quando il centro della cittadina come la conosciamo adesso non c'era ancora e l'unica zona abitata era quella del Roccolo, dove sorgeva una fortificazione.

La torre di Attissano

Il ponte dell'acquedotto. Lo trovate sulla strada che va verso Dronero, a destra. E' settecentesco, viene chiamato anche "ponte romano" o "ponte stretto" e, se uno è in zona, vale sicuramente una piccola tappa. E' pedonale e ancora oggi, se ci camminate sopra, sentirete l'acqua scorrere sotto i vostri piedi.

Il ponte dell'acquedotto

Ora, questo è quanto ho visitato io; una tappa che in futuro vorrei aggiungere è il Parco Francotto, sulla strada che porta all'Eremo, dove si trovano anche i ruderi del Castellaccio (in epoca romana vi era già una torre e poi un castello dalla metà del XII secolo). Non lontano c'è anche la chiesa di S. Stefano, anche questa antichissima, sorta alle origini  del cristianesimo locale, cioè tra i secoli VI e X.

Visto che da vedere c'era molto? E molto altro ci sarà ancora, magari in futuro mi fermerò altre volte e andrò alla scoperta di quanto non ancora visto.

domenica 13 dicembre 2020

CARAGLIO

Vi avevo già parlato di Caraglio in un altro articolo (ecco il link) riguardante il Filatoio e la collina, con i ruderi del castello e la panchina gigante.

Il centro del paese, all'inizio del centro storico

Caraglio è uno di quei paesi in cui ci si ritrova spesso di passaggio, per andare in Valle Grana o da altre parti. Io stessa non avevo mai fatto un giro nel centro storico e invece ho scoperto che vale la pena di fermarsi e fare due passi.

Antichi portici

Il paese ha origine antichissima, visti i ritrovamenti dell'età del ferro relativi a popolazioni liguri e celtiche; viene nominato per la prima volta in documenti del 984, in cui si cita la "villa medievale" e, dal 1128, anche il castello. Diventa parte del marchesato di Saluzzo fino all'affermazione dei Savoia e ricopre un ruolo attivo durante il periodo della lotta partigiana in Valle Grana. Se siete interessati ad approfondire la storia vi lascio il link al sito del Comune.

Uno scorcio sulla collina

Il mio giro è iniziato dalla via principale, quella che appunto sale verso la Valle Grana, davanti alla fontana delle tre grazie.

Dettaglio della bellissima fontana 

Di lì parte il centro storico, con i portici, chiusi in fondo dalla maestosa parrocchiale, dedicata a Santa Maria Assunta. Di origine medievale, viene riedificata in stile barocco nel XVIII secolo e completata nel Novecento. 

L'interno della chiesa parrocchiale

Si prosegue poi lungo una via stretta in cui sembra di essere catapultati nel Medioevo, con i bassi portici, senza continuità di forme e volumi. A un certo punto si incontra un sentiero sulla sinistra che sale fino alla collina, dove si trova la chiesa di San Giovanni. Essendo solo di passaggio non sono salita anche se sicuramente avrebbe meritato; la chiesa l'avevo visitata anni fa, trovandola aperta senza saperlo; ero salita in auto, per una via piccola piccola, quindi mi sa che conviene salire a piedi; mi ripropongo ovviamente di provvedere in futuro a fare questa passeggiata. Le prime notizie della chiesa si hanno dal 1270 ma forse esisteva già prima, anche se ora la vediamo in forme gotiche per quanto riguarda l'esterno e barocche all'interno. Il campanile è in stile gotico alpino del XIV secolo.

Uno scorcio della chiesa di S. Giovanni

Tornando alla nostra passeggiata nel centro storico, tralasciando quindi la salita, si procede verso l'edificio del vecchio comune, risalente al XV secolo. Sotto il portico si trova quella che ha tutta l'aria di essere la pietra della ragione, quella famosa pietra su cui venivano letti bandi e sentenze. Ho scritto "ha tutta l'aria" perchè in realtà non ho trovato informazioni al riguardo.

L'antico comune

Davanti all'antico comune, se alzate gli occhi, vedrete una finestra in cotto. E' la famosa "finestra di Cecilia": nel 1198 Cecilia, per non sottostare all'abitudine della "jus prime noctis" uccide con uno stiletto tirato fuori dalla sua folta chioma bionda il signorotto aguzzino del luogo, Dusu. La finestra nel borgo antico è quella da cui si affacciava per conversare col suo amato Roldano. La storia è diventata talmente significativa che i tre personaggi sono ora rappresentati dalle maschere carnevalesche.

La finestra di Cecilia

Tornati poi sulla via principale si nota, all'incrocio con via Gioberti un palazzo; quando sono passata io era totalmente coperto da impalcature da restauro ma ho visto il portale, molto particolare, con scolpite in alto figure di animali (pare che provenga dal forte della Consolata di Demonte, smantellato in epoca napoleonica). Il palazzo viene chiamato "del fucile"; pare per la sua forma.  In realtà è Palazzo Marchetti, una famiglia nobile saluzzese che l'ha costruito a fine XVII secolo. Nacque come villa di campagna (all'epoca non c'erano ovviamente tutte le case che ci sono ora) e vi era impiantata anche una piccola filanda. Ora il palazzo è sede della Banca di Caraglio. 

Il portone del palazzo del fucile

Proseguendo in via Gioberti si arriva alla chiesa di S. Maria degli Angeli e, svoltando a sinistra, in fondo si nota una villa in stile liberty. Si tratta di Villa Vacchetta, fatta costruire nel 1910 dall'architetto Vacchetta come residenza personale. Ovviamente è privata quindi non si può visitare ma è comunque uno degli esempi più importanti del liberty cuneese, quindi vale la pena di fermarsi un attimo a osservarne la facciata esterna. 

Villa Vacchetta

Siccome, come spesso mi capita, scopro cose da vedere quando non sono più sul posto, cercando informazioni su internet, se vi piace il romanico vi consiglio anche una piccola tappa alla chiesa dei SS. Pietro e Paolo. Fondata probabilmente entro l'IX secolo, è ora totalmente barocca, ricostruita nel 1600, ma il campanile romanico è comunque rimarchevole.

Anche questa piccola gita è terminata, spero vi sia piaciuta.


Ps. per l'informazione riguardo all'origine del portale del palazzo del fucile ringrazio la pagina facebook "Nel dipartimento della Stura-Cuneo".


domenica 18 ottobre 2020

DRONERO

Nei mesi scorsi ho scritto diversi articoli sulla Valle Maira ma non mi sono mai soffermata su Dronero, la cittadina che è alla base di questa bellissima vallata. Eppure Dronero la conosco da molti anni, forse da prima ancora di quando iniziato a frequentarla per via dei rally, quando coglievo i momenti di pausa "motoristica" per andare a passeggiare per le viuzze della città. Senza ancora mai averne approfondito la storia l'ho sempre vista come una cittadina nobile, e non mi sbagliavo mica. E' conosciuta soprattutto il per il ponte del diavolo ma, come dico sempre io, non c'è solo quello da vedere.


Dronero vista dal Ponte del Diavolo

Ma partiamo dall'inizio. Dronero nasce all'incirca nel 1150 dall'unione di due villaggi, Surzana e Ripoli (dove oggi c'è il santuario) e l'origine del nome ha diverse ipotesi: chi dice che deriva dalla famiglia nobile Dragone, chi dice che deriva da "Dragonerium", dal latino Draconanus, il soldato che portava l'insegna del dragone. 
Chiaramente non vi racconto tutta la storia ma vi racconto un aneddoto che ho trovato molto interessante e particolare: Ludovico II, marchese di Saluzzo, con un editto del 1497, impose a chi possedeva terre di un certo valore di prendere domicilio in città e costruire la propria casa entro tre anni. Ed ecco perchè, un po' alla volta, Dronero è diventata una cittadina nobile, con molti palazzi, costruiti dal Cinquecento in poi, alcuni rimaneggiati in tempi più recenti. I palazzi sono molti, non è questo il luogo per raccontarveli tutti, vi parlerò più avanti dei due che hanno da sempre colpito la mia attenzione.

Uno scorcio del centro storico

Il mio itinerario parte da Piazza Capitano/Piazza XX Settembre, in cui potete parcheggiare comodamente. Da lì prendete il marciapiede lungo la via che attraversa la città, la riconoscete perchè è quella più trafficata. Dopo pochissimo, sulla sinistra, trovate, in un cortile il Museo Mallè, che è la nostra prima tappa. Luigi Mallè è stato uno storico dell'arte vissuto tra il 1920 e il 1979. E' stato anche direttore del Museo d'Arte Antica di Palazzo Madama e della Galleria Civica d'Arte Moderna di Torino. Da sempre quindi appassionato di arte ha collezionato, durante tutta la sua vita, dipinti, sculture, porcellane, arredi e molto altro. Ora possiamo ammirare buona parte di questa collezione al Museo, che poi era casa sua, e che quest'anno compie 25 anni. Il museo è piccolino ma l'ho trovato molto interessante e, inoltre, si organizzano spesso mostre ed eventi di vario genere.
A questo link trovate tutte le info utili alla visita e anche molte informazioni in più sulla storia.

Una sala del Museo Mallè

Terminata la visita al Museo proseguite lungo il marciapiede, poi attraversate la strada e inforcate sulla destra Via Luigi Senatore. Dopo poche centinaia di metri sulla sinistra c'è una bella terrazza da cui potrete ammirare tutta Dronero, fin oltre il Ponte del Diavolo. E' una visuale molto interessante (che consiglio al pomeriggio, in quanto la luce è migliore).

Panorama dal Belvedere

Tornati indietro riprendete la via principale e vi trovate davanti una costruzione ottagonale: è il foro frumentario, del XV secolo. Qui vi si commerciavano i cereali ma, durante l'epidemia di peste del 1522, è stato chiuso e trasformato in una cappella dedicata a S. Sebastiano, protettore da questo male, per poi riprendere la sua funzione originaria nel 1818. Sono attualmente visibili affreschi, riportati alla luce nel 1937 e lo stemma dei marchesi di Saluzzo.

Il foro frumentario

Procedendo ancora vi trovate sotto i portici con un'altra terrazza panoramica, affacciandovi vedrete in basso un ambiente molto particolare e curato, con vari appezzamenti di terreno coltivati a erbe di molti tipi e anche un piccolo vigneto di Nebbiolo Chatus, una varietà molto antica.


Il palazzo sotto al quale ci troviamo è il Teatro Civico, ottocentesco.

I portici del Teatro Civico

Proseguendo ancora arrivate davanti alla parrocchiale dedicata ai Santi Andrea e Ponzio, in ricordo delle intitolazioni delle due pievi nei due villaggi da cui è nata Dronero. Risale al XV secolo anche se è stata rimaneggiata in seguito. Molto interessanti il portale in pietra in stile gotico e il fonte battesimale degli Zabreri di Pagliero (molto famosi in zona) nonchè la cupola barocca opera di Francesco Gallo. 

La facciata della parrocchiale

La passeggiata prosegue sempre lungo questa via fino a trovare, sulla destra, le indicazioni per il famoso Ponte del Diavolo. Fu costruito nel 1428 sul fiume Maira per dare l'accesso a Dronero a chi arrivava da Cuneo ed è lungo 67 metri. Come dice il nome stesso è legata a questo ponte la leggenda che si ritrova in molti altri luoghi piemontesi, e non solo, e cioè che sia stato il diavolo a costruirlo in una sola notte in cambio della prima anima che fosse passata sopra.

Il ponte del diavolo

Terminata la visita al ponte io vi consiglio di fare un giretto per le stradine in questo piccolo borgo, fino ad arrivare al Mulino della Riviera, risalente al XV secolo e ancora attivo. E' aperto alle visite il sabato mattina. Qui tutte le info.

Il mulino della Riviera

Risaliti sulla via principale vi consiglio di andare fino al Ponte Nuovo, fatto costruire da Giovanni Giolitti nel 1914. Da qui potrete fare belle fotografie verso il Ponte Vecchio, con una visione più ampia.

Il ponte del diavolo visto da
ponte nuovo

Ritornati indietro sulla destra notate l'edificio dell'ospedale, un tempo qui c'era il castello.  Proseguendo trovate i portici con i negozi; su alcuni capitelli ancora oggi si notano forme che richiamavano l'attività dei proprietari dei palazzi soprastanti o anche gli stemmi dei Marchesi di Saluzzo o il giglio di Francia.

L'ospedale

Quando siete nuovamente all'altezza della chiesa prendete la stradina a destra e giungerete in Piazza Manuel di San Giovanni dove, tra l'altro, c'è anche un ottimo ristorante, il "Cavallo Bianco". Proprio di fronte trovate uno dei palazzi nobili di cui vi parlavo, che mi ha colpita da sempre, forse per la torre o per l'edera che copre le pareti esterne o anche per la finestra a bifora. Questo è il palazzo Valfrè di Bonzo, in passato abitato anche da  Giuseppe Manuel di San Giovanni, noto storico regionale. La torre che vedete nel cortile è probabilmente simile a quella del castello, ora non più esistente.

Palazzo Valfrè di Bonzo

Proseguendo ormai in pieno centro storico, subito oltre la banca girate a destra in Via  Torino (una delle due vie storiche della città, l'ex "Carreria Magna"), scendendo un po' fino a trovare, subito prima del ponticello, un altro bel palazzo, che mi ha sempre affascinata. E' Casa Blanchi di Roascio e, come altri palazzi, ha la peculiarità di essere costruita a ridosso delle antiche mura che circondavano tutto il borgo antico; qui infatti sorgeva la Porta di Busca, una delle antiche vie di accesso al paese. Notevoli sono la torretta del belvedere e il cedro nel giardino (non visitabile ma visibile anche dall'esterno).


A proposito di visite ai giardini: nel 2014 è nata l'Associazione Dronero Cult che ha ideato il progetto "Dronero un borgo ritrovato", che permette proprio di aprire le porte a palazzi e giardini di Dronero. Vi consiglio di seguirli sui social Facebook e Instagram per rimanere aggiornati sulle loro iniziative. Quest'anno chiaramente l'evento è stato annullato ma ci saranno sicuramente occasioni future per scoprire che cosa si nasconde dietro a quei grandi portoni chiusi che avete visto durante questa passeggiata.

Scorcio del centro storico

Se siete interessati vi consiglio anche il libro "Antiche dimore e giardini a Dronero", di Federico Fontana, Luca Giacomini e Renata Lodari, edito dal "Centro Studi Piemontesi" e, come sempre, vi lascio il link al sito turistico di Dronero. Io mi sono già dilungata abbastanza ma sul sito troverete tantissime altre informazioni, sia di approfondimento sugli edifici di cui vi ho parlato, sia su tante altre cose da vedere in città, più ovviamente ristoranti, bar e tutto quanto serve per organizzare al meglio la vostra giornata. 

Palazzo Valfrè di Bonzo

Ps. E' forse la prima volta che scrivo un itinerario con i vari "proseguite di lì", "girate a destra", "tornate indietro" eccetera, quindi può essere che ci siano passaggi poco comprensibili; nel caso non si capisca qualcosa fatemelo sapere, così cercherò di migliorare e di correggere gli errori.  Grazie mille. :)



martedì 11 agosto 2020

VERZUOLO: VILLA E ANTICA PARROCCHIALE SS. FILIPPO E GIACOMO

Molti di voi sicuramente sono già passati nel paese di Verzuolo: la Burgo, la piazza, il semaforo (o il contrario, se arrivate da Saluzzo) e fine, vero? Quanti di voi sanno che invece questo paese  ha un centro storico molto interessante da visitare? L'ideale per immergersi in epoche passate? Ecco, io quest'oggi vi voglio portare proprio qui: alla Villa, che non è una casa, ma significa che è il primo nucleo di abitazioni e attività sorto nei pressi del castello (che all'epoca era molto meno imponente di oggi).

L'ingresso del ricetto

Come arrivarci? Se arrivate da Saluzzo girate a destra al semaforo e salite in via Castello; potete parcheggiare in Piazza Buttini (o vicinanze), davanti alla Confraternita. Fino a una trentina di anni fa esisteva la Porta Capala, che segnava l'inizio del borgo. Ora purtroppo ne rimangono solo un paio di monconi ai lati della via (per capirci, dove termina l'asfalto e inizia la pavimentazione a cubetti). Un pannello vi ricorda comunque com'era fatta in passato.

Quel che rimane di Porta Capala

La Confraternita è settecentesca e al suo posto nel 1300 c'era un ospedale di carità; davanti, nell'angolo della via, trovate un piccolo edificio: è la cappella di San Rocco, purtroppo ora tutta murata e senza più decorazioni.

Cappella di S. Rocco

Continuando a salire vi verrà facile sentirvi pare di un'atmosfera di altri tempi, quando circolavano cavalli, carrozze, carretti, e inizierete pian piano a respirare la storia. 

Uno scorcio del centro storico

Prima la storia più recente, con la casa (a destra) in cui nacque nel 1802 il conte Giuseppe Siccardi, Ministro di Vittorio Emanuele II, per poi tornare indietro nel tempo, con case più antiche; alcune sembrano anche fatiscenti ma, con un po' di fantasia, avranno sicuramente qualcosa di bello da raccontarvi: magari un fregio di cotto (anche se interrotto da due balconi) del XV secolo (sempre a destra); oppure un bel dipinto sul muro, come l'edificio che ospitava la Casa Comunale (sulla sinistra): raffigura la Pietà e risale al 1422.

L'affresco sull'antica casa comunale.

Davanti all'antica Casa Comunale si trova la tettoia del mercato coperto: quella di adesso è recente ma, in passato, era stata Margherita de Foix a volere qui una tettoia, come luogo di ritrovo comunitario al centro di tutta la borgata.
Di fianco sale Via Santa Cristina: imboccatela, sulla sinistra troverete un altro dipinto su un muro e, in fondo, una casa ora ristrutturata ma di chiaro impianto gotico.

Casa gotica

Se volete avere uno scorcio molto interessante del castello vi consiglio di salire ancora un pochino e, sulla sinistra, vi si aprirà la vista del maniero, di cui vi parlo qui.

Tornate indietro e riprendete a salire, fino ad arrivare, sulla sinistra, all'antico ricetto con la parrocchiale dei Ss. Filippo e Giacomo. 

Il ricetto

Vi trovate davanti a un complesso di edifici di varie epoche e quindi con vari interventi che, secondo me, lo rendono ancora più affascinante anche se forse poco armonico alla vista: ce n'è per tutti i gusti, dall'XI al XVIII secolo.

Innanzitutto c'è la porta del ricetto (sovrastata dai ruderi della torre di guardia), ma dovete immaginare che nel Medioevo non era tutto qui, c'era anche il ponte levatoio col fossato. 
Oltrepassata la porta vi trovate sul sagrato della chiesa, con a destra il campanile e un cappella ottagonale e qui serve un altro sforzo di immaginazione: il muro di sinistra una volta non c'era, questo perchè la chiesa faceva parte appunto del ricetto, con case e altre costruzioni, che terminava su in alto, oltre la scarpata, con la rocca e quello che poi venne trasformato in castello. 

La cuspide a maioliche 

Il campanile è la parte più antica rimasta, uno dei pochi romanici che si trovano in provincia (un altro lo potete vedere sulla strada tra Revello e Envie, dove ci sono i ruderi della chiesa di S. Massimo). In questo caso troviamo una struttura a cinque piani, di cui il primo è il più antico, risale all'XI secolo, con una porta centinata; gli altri piani sono stati aggiunti successivamente e il quarto venne otturato nel 1581 per renderlo più stabile. La cuspide invece è stata aggiunta nel 1484 e presenta tessere maiolicate; anche in questo caso è uno dei pochi presenti in zona con queste caratteristiche (un altro è quello della chiesa di S. Bernardo a Saluzzo).

La cappella ottagonale invece è del Settecento: era una cappella funeraria sconsacrata dopo la cremazione dell'ultimo esponente della famiglia Boarelli (se il cognome vi ricorda qualcosa forse è perchè a questa famiglia appartenne Alessandra, la prima donna a salire sul Monviso, nel 1864).

La cappella ottagonale

La facciata della chiesa è molto articolata, perchè è stata modificata varie volte col passare del tempo: inizialmente era una chiesa a tre navate, poi è stata trasformata a una navata sola, con l'aggiunta, sulla facciata esterna, di archi per stabilizzare la struttura.
La piccola tettoia sulla facciata ha purtroppo rovinato la ghimberga, che ora si presenta infatti senza punta. 

La facciata della chiesa

Ai due lati del portale vi sono vari affreschi, tra cui quelli di S. Sebastiano e S. Barbara a destra (opera di Pietro da Saluzzo); una Deposizione a sinistra (datata 1472); sempre sulla sinistra  è murata anche una lapide tardo-romana.

L'interno della chiesa

All'interno numerosi sono gli affreschi degni di nota, a partire da quelli delle due cappelle laterali, i più antichi, per poi arrivare anche ad opere più recenti, come una tela di Jean Claret e la cappella dedicata alla Madonna del Rosario.



Interessanti sono anche il crocifisso appeso davanti all'altare e decorato anche nella parte posteriore, e il tabernacolo in pietra verde, del 1473 (se avete visitato la chiesa di S. Giovanni a Saluzzo e in particolare la cappella dei marchesi, ritroverete anche qui lo stesso stile gotico).

Il tabernacolo in pietra verde

Per ultimi ho lasciato gli affreschi più antichi, quelli che si trovano nella piccola cella sotto il campanile: sono di grande interesse perchè, come accennato prima, risalgono all'XI secolo e non se ne trovano quasi più (in provincia rimangono l'affresco di Sant'Ilario di Revello, ora a Casa Cavassa, la chiesa di San Salvatore di Macra, di cui vi ho parlato in passato, e pochi altri).

Dettagli degli affreschi dell'XI secolo

Questi affreschi sono stati scoperti nel 1969, purtroppo molto rovinati dall'umidità, e restaurati successivamente. La cella è totalmente affrescata anche se ora rimangono visibili poche scene riguardanti le Storie di S. Nicola. 

Vi ho solo accennato tutto quanto c'è da vedere, perchè a raccontarvi tutto si scriverebbe un libro; ma sappiate che l'"Associazione per la tutela del patrimonio culturale verzuolese" si occupa, tra l'altro, di effettuare visite guidate a questo splendido luogo. Vi lascio il loro sito, sul quale ovviamente troverete moltissime altre informazioni sulle loro attività e anche sui restauri che sono stati effettuati recentemente.