Visualizzazione post con etichetta storia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storia. Mostra tutti i post

lunedì 10 giugno 2024

CAVE DI ALABASTRO TRA ARTE E STORIA

Qualche anno fa ho lavorato a Busca e ovviamente ho passato le ore libere visitando il paese; ho notato con piacere che sono stati collocati in vari punti del paese dei pannelli turistici, con descritte alcune particolarità da visitare. Tra queste c'erano le grotte di alabastro, senza però l'indicazione precisa per arrivarci. Tra l'altro non le avevo mai sentite nominare prima, quindi ho pensato che fosse qualcosa di chiuso, inaccessibile eccetera. Colta dalla mia solita curiosità ho iniziato a fare ricerche e, inizialmente, non ho trovato praticamente niente.


Col tempo, un po' alla volta, sono riuscita finalmente a scoprire dove fossero (ormai sono geolocalizzate su Google Maps), ho trovato materiale online (video su youtube, foto sui social eccetera).

Siccome questo blog si interessa soprattutto di arte e storia dei vari luoghi e non tanto tanto del loro lato prettamente naturalistico, ho pensato di fare un articolo a tema. E quindi eccoci qua.

Nei secoli scorsi cave e miniere erano un po' ovunque in Piemonte, anche nella nostra provincia. Si estraevano vari materiali: grafite, caolino, addirittura uranio ecc. Col tempo i vari siti estrattivi diventavano sempre meno, vuoi perchè il filone era esaurito, non c'era più materiale da estrarre, vuoi perchè i costi erano diventati troppo elevati e via dicendo. Attualmente, in provincia di Cuneo, sono molto conosciute le cave di pietra di Luserna, usata come materiale da costruzione, pavimentazioni ecc.

Ma torniamo a Busca. L'alabastro, roccia calcarea usata come ornamento in edifici o arredi, in questa zona è stato estratto a partire dal XVII secolo fin verso gli anni Cinquanta del secolo scorso ma, pensate, risale a epoche geologiche ben più antiche, tra i 400.000 e i 50.000 anni fa.

Nel 1620 le cave appartenevano ad Amedeo di Savoia, Principe di Carignano, poi passarono al Demanio e poi ad altri privati. Tutt'oggi sono di proprietà privata anche se in molti le esplorano comunque.

I canyon cono cinque, lunghi tra i 50 e i 100 metri, larghi tra i 2 e i 4 e alti anche 35. Le fessure sono quasi parallele e, a seconda dell'ora del giorno, durante le varie stagioni, possono presentare riflessi e luci diverse. 

Sulle pareti, si possono ancora osservare i segni degli utensili e dei macchinari usati per l'estrazione. In uno dei canyon si notano le tracce lasciate dall'uso di esplosivi e in un altro dei solchi paralleli sulle pareti, creati usando picconi e scalpelli. Una volta estratto, il materiale veniva trasportato inizialmente in modo rudimentale tramite rampe e slitte di legno su strade sterrate con l'aiuto di animali da soma e poi con dei binari (vagoni tipo decauville, usati in moltissime miniere) che collegavano i canyon con le discariche degli scarti e gli edifici che servivano per conservare blocchi e facevano anche da ricovero per gli operai.

Le colonne in alabastro della
balaustra della parrocchiale
di Busca

E dopo? Come veniva usato questo materiale? Sicuramente molti di voi lo hanno già visto in giro, in chiese o altri luoghi, ma senza sapere che fosse originario della nostra provincia. Vi faccio un breve elenco dei principali siti, sconfinando anche in provincia di Torino:

  • le tre chiese principali di Busca sono riccamente decorate, a volte col materiale originario e a volte, per motivi economici, con imitazioni dipinte (su colonne, per esempio): la Parrocchiale, la Confraternita della SS. Annunziata (dove c'è anche un'acquasantiera) e la  Confraternità della Trinità; 

  • cappella di S. Bernardo del Santuario di Vicoforte di Mondovì, nel panneggio situato dietro le statue che decorano la tomba di Carlo Emanuele I di Savoia;

  • Chiesa di S. Filippo Neri, a Torino (le colonne dell'altare maggiore, le colonne delle balaustre degli altari minori eccetera)

  • Cappella della Ss. Annunziata nella Collegiata dei Ss. Pietro e Paolo di Carmagnola

  • Tombe dei Savoia a Superga, Torino

  • i tavolini rotondi del Caffè Mulassano di Torino.

Ma questo materiale, chiamato anche "Onice di Piemonte" era conosciuto in tutto il mondo. Nel 1892 era stato richiesto persino dall'Uruguay,  dai rappresentanti della World's Exposition Exhibitors Representing Company; Napoleone l'ha voluto per un caminetto della sua casa di Ajaccio; è presente in un altare laterale della chiesa di St. Mary a Rochester (Ny, Usa); è stato usato per statuette e regali di matrimonio in Canada, eccetera.

Nel 1892 il Cav. Arnaudon, fondatore e direttore del Museo Merceologico di Torino ne richiese dei campioni da poter esporre ai visitatori.

Tutto ciò mi fa pensare a un'epoca fatta di faticoso lavoro manuale, probabilmente anche con scarsi riconoscimenti economici non solo per gli operai, ma anche per le stesse ditte estrattive che, infatti pian piano hanno smesso di esistere. Però mi fa anche pensare che, nonostante non ci fossero i mezzi di comunicazione di adesso e quindi non si venivano a sapere le cose in tempo reale e non si potevano fare richieste e avere risposte immediate come oggi, un materiale estratto in un luogo relativamente ristretto e piccino come Busca, in un "angolo" del cuneese, veniva valorizzato, esaltato, richiesto e utilizzato da personaggi importanti, per edifici molto conosciuti che ancora oggi vediamo e possiamo in parte visitare. 

la balaustra della chiesa detta "la rossa"

Essendo su terreno privato, attualmente sono visitabili durante giornate dedicate, con delle guide. 



NOTA: la scrivente non si assume responsabilità nel caso che qualche lettore visiti questo sito in modo incauto e sprovveduto. 



domenica 18 ottobre 2020

DRONERO

Nei mesi scorsi ho scritto diversi articoli sulla Valle Maira ma non mi sono mai soffermata su Dronero, la cittadina che è alla base di questa bellissima vallata. Eppure Dronero la conosco da molti anni, forse da prima ancora di quando iniziato a frequentarla per via dei rally, quando coglievo i momenti di pausa "motoristica" per andare a passeggiare per le viuzze della città. Senza ancora mai averne approfondito la storia l'ho sempre vista come una cittadina nobile, e non mi sbagliavo mica. E' conosciuta soprattutto il per il ponte del diavolo ma, come dico sempre io, non c'è solo quello da vedere.


Dronero vista dal Ponte del Diavolo

Ma partiamo dall'inizio. Dronero nasce all'incirca nel 1150 dall'unione di due villaggi, Surzana e Ripoli (dove oggi c'è il santuario) e l'origine del nome ha diverse ipotesi: chi dice che deriva dalla famiglia nobile Dragone, chi dice che deriva da "Dragonerium", dal latino Draconanus, il soldato che portava l'insegna del dragone. 
Chiaramente non vi racconto tutta la storia ma vi racconto un aneddoto che ho trovato molto interessante e particolare: Ludovico II, marchese di Saluzzo, con un editto del 1497, impose a chi possedeva terre di un certo valore di prendere domicilio in città e costruire la propria casa entro tre anni. Ed ecco perchè, un po' alla volta, Dronero è diventata una cittadina nobile, con molti palazzi, costruiti dal Cinquecento in poi, alcuni rimaneggiati in tempi più recenti. I palazzi sono molti, non è questo il luogo per raccontarveli tutti, vi parlerò più avanti dei due che hanno da sempre colpito la mia attenzione.

Uno scorcio del centro storico

Il mio itinerario parte da Piazza Capitano/Piazza XX Settembre, in cui potete parcheggiare comodamente. Da lì prendete il marciapiede lungo la via che attraversa la città, la riconoscete perchè è quella più trafficata. Dopo pochissimo, sulla sinistra, trovate, in un cortile il Museo Mallè, che è la nostra prima tappa. Luigi Mallè è stato uno storico dell'arte vissuto tra il 1920 e il 1979. E' stato anche direttore del Museo d'Arte Antica di Palazzo Madama e della Galleria Civica d'Arte Moderna di Torino. Da sempre quindi appassionato di arte ha collezionato, durante tutta la sua vita, dipinti, sculture, porcellane, arredi e molto altro. Ora possiamo ammirare buona parte di questa collezione al Museo, che poi era casa sua, e che quest'anno compie 25 anni. Il museo è piccolino ma l'ho trovato molto interessante e, inoltre, si organizzano spesso mostre ed eventi di vario genere.
A questo link trovate tutte le info utili alla visita e anche molte informazioni in più sulla storia.

Una sala del Museo Mallè

Terminata la visita al Museo proseguite lungo il marciapiede, poi attraversate la strada e inforcate sulla destra Via Luigi Senatore. Dopo poche centinaia di metri sulla sinistra c'è una bella terrazza da cui potrete ammirare tutta Dronero, fin oltre il Ponte del Diavolo. E' una visuale molto interessante (che consiglio al pomeriggio, in quanto la luce è migliore).

Panorama dal Belvedere

Tornati indietro riprendete la via principale e vi trovate davanti una costruzione ottagonale: è il foro frumentario, del XV secolo. Qui vi si commerciavano i cereali ma, durante l'epidemia di peste del 1522, è stato chiuso e trasformato in una cappella dedicata a S. Sebastiano, protettore da questo male, per poi riprendere la sua funzione originaria nel 1818. Sono attualmente visibili affreschi, riportati alla luce nel 1937 e lo stemma dei marchesi di Saluzzo.

Il foro frumentario

Procedendo ancora vi trovate sotto i portici con un'altra terrazza panoramica, affacciandovi vedrete in basso un ambiente molto particolare e curato, con vari appezzamenti di terreno coltivati a erbe di molti tipi e anche un piccolo vigneto di Nebbiolo Chatus, una varietà molto antica.


Il palazzo sotto al quale ci troviamo è il Teatro Civico, ottocentesco.

I portici del Teatro Civico

Proseguendo ancora arrivate davanti alla parrocchiale dedicata ai Santi Andrea e Ponzio, in ricordo delle intitolazioni delle due pievi nei due villaggi da cui è nata Dronero. Risale al XV secolo anche se è stata rimaneggiata in seguito. Molto interessanti il portale in pietra in stile gotico e il fonte battesimale degli Zabreri di Pagliero (molto famosi in zona) nonchè la cupola barocca opera di Francesco Gallo. 

La facciata della parrocchiale

La passeggiata prosegue sempre lungo questa via fino a trovare, sulla destra, le indicazioni per il famoso Ponte del Diavolo. Fu costruito nel 1428 sul fiume Maira per dare l'accesso a Dronero a chi arrivava da Cuneo ed è lungo 67 metri. Come dice il nome stesso è legata a questo ponte la leggenda che si ritrova in molti altri luoghi piemontesi, e non solo, e cioè che sia stato il diavolo a costruirlo in una sola notte in cambio della prima anima che fosse passata sopra.

Il ponte del diavolo

Terminata la visita al ponte io vi consiglio di fare un giretto per le stradine in questo piccolo borgo, fino ad arrivare al Mulino della Riviera, risalente al XV secolo e ancora attivo. E' aperto alle visite il sabato mattina. Qui tutte le info.

Il mulino della Riviera

Risaliti sulla via principale vi consiglio di andare fino al Ponte Nuovo, fatto costruire da Giovanni Giolitti nel 1914. Da qui potrete fare belle fotografie verso il Ponte Vecchio, con una visione più ampia.

Il ponte del diavolo visto da
ponte nuovo

Ritornati indietro sulla destra notate l'edificio dell'ospedale, un tempo qui c'era il castello.  Proseguendo trovate i portici con i negozi; su alcuni capitelli ancora oggi si notano forme che richiamavano l'attività dei proprietari dei palazzi soprastanti o anche gli stemmi dei Marchesi di Saluzzo o il giglio di Francia.

L'ospedale

Quando siete nuovamente all'altezza della chiesa prendete la stradina a destra e giungerete in Piazza Manuel di San Giovanni dove, tra l'altro, c'è anche un ottimo ristorante, il "Cavallo Bianco". Proprio di fronte trovate uno dei palazzi nobili di cui vi parlavo, che mi ha colpita da sempre, forse per la torre o per l'edera che copre le pareti esterne o anche per la finestra a bifora. Questo è il palazzo Valfrè di Bonzo, in passato abitato anche da  Giuseppe Manuel di San Giovanni, noto storico regionale. La torre che vedete nel cortile è probabilmente simile a quella del castello, ora non più esistente.

Palazzo Valfrè di Bonzo

Proseguendo ormai in pieno centro storico, subito oltre la banca girate a destra in Via  Torino (una delle due vie storiche della città, l'ex "Carreria Magna"), scendendo un po' fino a trovare, subito prima del ponticello, un altro bel palazzo, che mi ha sempre affascinata. E' Casa Blanchi di Roascio e, come altri palazzi, ha la peculiarità di essere costruita a ridosso delle antiche mura che circondavano tutto il borgo antico; qui infatti sorgeva la Porta di Busca, una delle antiche vie di accesso al paese. Notevoli sono la torretta del belvedere e il cedro nel giardino (non visitabile ma visibile anche dall'esterno).


A proposito di visite ai giardini: nel 2014 è nata l'Associazione Dronero Cult che ha ideato il progetto "Dronero un borgo ritrovato", che permette proprio di aprire le porte a palazzi e giardini di Dronero. Vi consiglio di seguirli sui social Facebook e Instagram per rimanere aggiornati sulle loro iniziative. Quest'anno chiaramente l'evento è stato annullato ma ci saranno sicuramente occasioni future per scoprire che cosa si nasconde dietro a quei grandi portoni chiusi che avete visto durante questa passeggiata.

Scorcio del centro storico

Se siete interessati vi consiglio anche il libro "Antiche dimore e giardini a Dronero", di Federico Fontana, Luca Giacomini e Renata Lodari, edito dal "Centro Studi Piemontesi" e, come sempre, vi lascio il link al sito turistico di Dronero. Io mi sono già dilungata abbastanza ma sul sito troverete tantissime altre informazioni, sia di approfondimento sugli edifici di cui vi ho parlato, sia su tante altre cose da vedere in città, più ovviamente ristoranti, bar e tutto quanto serve per organizzare al meglio la vostra giornata. 

Palazzo Valfrè di Bonzo

Ps. E' forse la prima volta che scrivo un itinerario con i vari "proseguite di lì", "girate a destra", "tornate indietro" eccetera, quindi può essere che ci siano passaggi poco comprensibili; nel caso non si capisca qualcosa fatemelo sapere, così cercherò di migliorare e di correggere gli errori.  Grazie mille. :)



domenica 5 aprile 2020

I CASTELLI DI LAGNASCO

Lagnasco è un piccolo paese del saluzzese conosciuto soprattutto per la coltivazione della frutta. Ma, come dico sempre io, l'arte è ovunque e, proprio qui, è visitabile un complesso di castelli di grande interesse storico e artistico. Quando ne parlo molti mi dicono che non avevano idea che in un paese a vocazione agricola ci fosse qualcosa da visitare, addirittura "castelli", al plurale, quindi ho deciso di parlarne e farli conoscere, perchè meritano veramente. E, oltre alla storia, si può trovare anche un tocco di arte contemporanea, vedremo il perchè.



I castelli si trovano nel centro del paese, con parcheggio davanti alla chiesa parrocchiale. Solitamente sono aperti dalla primavera all'autunno, nei fine settimana. La visita è libera e viene fornita un'audioguida ma, volendo, potete anche scaricare sullo smartphone l'applicazione apposita. Inoltre potrete consultare l'app anche prima della visita, in modo da farvi già un'idea di cosa vedrete.

Il castello visto dalle peschiere.

L'origine dei castelli è ignota ma si può collocare all'incirca intorno all'anno 1000, quando esisteva una torre difensiva, fatta costruire dai Marchesi di Busca. Poco alla volta la struttura viene ingrandita, per volontà del Marchese di Saluzzo Manfredo IV, e vengono costruire nuove ali. Nel 1341 il feudo di Lagnasco, e quindi anche il castello, viene acquistato da Gioffredo II Tapparelli in società con Pietrino Falletti di Alba. Questa società fu molto problematica, al punto che, per dirimere le discordie, venne chiamato addirittura Amedeo VI di Savoia, il quale confermò i diritti dei Tapparelli sul feudo e impose loro il motto "D'Acord" che ancora oggi potete vedere scolpito in varie stanze dei castelli.


Il motto "d'acord" su un camino

Nel Cinquecento il castello venne abbellito e venne costruita l'ala ovest, grazie a Benedetto Tapparelli. Ancora nel Settecento venne edificato un ulteriore tratto del castello. In parole povere, oggi come oggi, troviamo tre edifici: il castello di levante, quello di ponente e quello di centro, ognuno dei quali era goduto, in passato, da diversi rami della famiglia. Fu Emanuele Tapparelli D'Azeglio, nel XIX secolo, a riportare tutte le varie unità sotto il suo diretto controllo.
Alla sua morte, nel 1890, i castelli vennero messi a disposizione della comunità, e nel 1998, ebbero inizio i restauri che ci consentono, oggi, di visitare una struttura molto ampia.


La corte centrale

Mi sono dilungata un po' parlando di storia, anche se ovviamente questo è solo qualche cenno, se siete interessati ad approfondire vi consiglio il libro "Il castello di Lagnasco", di Maria Grazia Bosco; lo trovate di sicuro in qualche biblioteca.

La visita inizia dal castello di levante, alla sinistra dell'ingresso. La sala principale è quella degli scudi, che presenta 67 blasoni, la raccolta più completa di tutta la provincia e una delle più importanti d'Italia.

Dettaglio della sala degli scudi

Vicino a questo salone vi è forse l'ambiente più pregevole di tutto il complesso: la loggetta decorata con l'affresco raffigurante il castello com'era nel Cinquecento, con i giardini e la vista su castelli e chiese circostanti; vi sono anche grottesche, di ispirazione fiamminga, monocromi raffiguranti satiri e ninfe, cariatidi e centauri. Le grottesche sono opera della scuola di Pietro e Giovanni Dolce. Vi assicuro che rimarrete senza fiato ammirando queste sale.


Grottesca

La visita prosegue poi nel castello di ponente, la residenza di Benedetto Tapparelli. La porta originale è ora conservata a Casa Cavassa di Saluzzo (assieme al letto su cui, per tradizione, dormì Carlo Emanuele I, di passaggio in queste zone all'epoca del suo matrimonio con Caterina Michela d'Asburgo; sempre a Casa Cavassa esistono i ritratti dei due sposi realizzati come omaggio per la loro visita).

Decorazione sulla facciata
del castello di ponente

Entrando potete scendere a visitare le cantine, con affrescate scene della vita di Bacco, e sono visibili anche i resti delle canalizzazioni che facevano arrivare qui l'acqua da sorgenti vicine.

Vi è anche allestita una stanza delle torture, con riproduzioni di macchine medievali.


Sala delle torture

Tornando all'entrata salite le scale, con pareti totalmente affrescate da Giacomo Rossignolo e Cesare Arbasia. Non mi dilungo nel descrivere minuziosamente tutti gli affreschi, ma di sicuro vale la pena ricordare il ritratto di Benedetto Tapparelli, su una sovraporta e, sul lato opposto, quello misterioso della "Dama Velata". La spiegazione più accreditata è che la Dama sia la prima moglie di Benedetto, ritratta velata per rispetto verso la seconda moglie. Non è l'unico mistero del castello ma questo è un blog generico, gli appassionati di esoterismo avranno altre fonti da consultare per avere ulteriori notizie sull'argomento.


Il ritratto di Benedetto Tapparelli

Di sicuro fascino è la Sala di Giustizia, con un camino che occupa tutta una parete, il soffitto a cassettoni e le pareti affrescate con cinque grandi scene legate alla giustizia.


La sala di giustizia

Proseguendo ancora, oltre le cucine, si arriva a una Pinacoteca che propone quadri di arte contemporanea, con allestimento curato da Sergio Anelli e Paolo Bovo. Non vi dico la sorpresa quando ci sono stata, non ne sapevo assolutamente niente e mai avrei pensato di trovare nel saluzzese quadri di De Chirico, Carrà, Guttuso e molti altri.

Una delle sale della pinacoteca

Le sale che ospitano le opere sono quelle adiacenti all'appartamento di Benedetto e, dalle finestre, è possibile anche osservare un bel giardino delle essenze, simile a quello di Cherasco (ne avevo già parlato qui) e del Muses di Savigliano (anche di questo avevo già scritto in un precedente articolo, che trovate qui). Vi lascio anche il link con qualche informazione in più sul giardino.

Bene, come già detto mi è impossibile descrivere nei dettagli tutto quanto c'è da vedere al castello, altrimenti non sarebbe più l'articolo di un blog ma un poema. Spero comunque di avervi invogliati alla visita.

Dettaglio

Vi lascio il link al sito su cui trovate tutte le info aggiornate e potete seguire anche la loro pagina Facebook. Quando ci andrete prendetevi il vostro tempo, direi minimo due orette; io ricordo che ero entrata appena aperto, alle 10.30 e ne sono uscita dopo due ore abbondanti, e ancora non avevo visto tutto, quindi dovrò sicuramente tornare.



Ultima cosa: prima di entrare, o anche dopo la visita, girate a sinistra (a destra se state uscendo) e costeggiate il castello fino a vedere anche le peschiere, avrete la visione da un altro punto di vista ancora.

mercoledì 22 gennaio 2020

LA STORICA COLLINA DI REVELLO

Revello è un paese conosciuto soprattutto per l'abbazia di Staffarda (di cui vi ho parlato qui) e per la Cappella Marchionale eppure, se vi fermate in piazza e guardate in alto, verso la collina, vedrete che ci sono diversi edifici, chiesette, mura storiche e di sicuro vi verrà voglia di saperne qualcosa di più. 

panorama di Revello dall'alto

Io oggi vi accompagnerò proprio in una bella passeggiata in collina. Come ormai saprete non amo camminare, ma quando alla natura si aggiungono arte e storia il discorso cambia. Si perchè la collina di Revello, alle pendici del Montebracco, non è solo natura ma è parte fondamentale della storia del paese. 
Questa passeggiata si può fare tutto l'anno, ogni stagione ha qualcosa di interessante da mostrare, io consiglio un pomeriggio quando le giornate sono un po' lunghe, così si riesce a fare tutto con calma e a fermarsi a ogni tappa, magari non in piena estate, in quanto il versante è esposto a sud e quindi veramente molto caldo.

Sentiero fiorito

Le foto che vi mostrerò non sono tutte recenti, anzi, molte sono dell'epoca "pre-social-internet", quindi mi perdonerete se non sono fatte proprio alla perfezione e, soprattutto, non sono state fatte tutte lo stesso giorno, quindi passerete dalla primavera all'autunno ecc.

Fermiamoci ancora un attimo in piazza e volgiamo lo sguardo verso l'alto per avere una panoramica generale: da destra verso sinistra vedrete il Bramafam (all'estremità della collina), poi il pianoro su cui sorge la chiesa di S. Biagio, il cocuzzolo dove sorgeva il castello, più in basso il campanile simbolo del paese; continuando verso sinistra la piccola chiesetta neogotica di S. Sofia, il campanile di S. Michele e la croce che segna il punto più alto del paese (anche se spesso è poco visibile). Vicino al campanile di S. Michele c'è anche la chiesa di S. Leonardo ma dal basso non si vede.


Il campanile

La passeggiata parte dal centro di Revello, dietro l'antica tettoia del mercato coperto (risalente al 1400). Il sentiero sale subito con le mura fortificate alla vostra sinistra e troverete già affreschi su dei muri, case antiche e il bivio con l'arco della Madonnina (che vi fa arrivare alla Collegiata, ma per ora non ci serve, dobbiamo continuare a salire; vi consiglio questo tratto al ritorno). In breve si arriva al piazzale del campanile, dove una volta sorgeva la chiesa di S. Maria la Canonica. 
Da qua il panorama è veramente spettacolare, su tutto il paese e anche verso la pianura saluzzese e oltre.
Il piazzale offre un'ottima vista sul forte del Bramafam, costruzione difensiva del castello; purtroppo non è visitabile perchè situato nella proprietà del famoso architetto paesaggista Paolo Pejrone.

Il forte del Bramafam

Il sentiero inizia a salire in modo deciso tra le mura fino ad arrivare a uno slargo, davanti a voi una scala sale vicino alle fortificazioni (ogni tanto buttate uno sguardo dalle feritoie, per scoprire un nuovo punto di vista e capire magari come mai quel "buco" sia stato costruito proprio in quel punto), a sinistra trovate lo spiazzo dove sorgeva il rivellino, altra costruzione difensiva, ora distrutta; al suo posto oggi c'è un vigneto. 
Lì in fondo sorgeva il rivellino

La scala serve come scorciatoia per andare alla chiesa di S. Biagio, cui si arriva in breve, passando in un bosco di castagni. 

La chiesa di S. Biagio

La zona di S. Biagio era abitata già al tempo dei romani, come testimonia una lapide funeraria riscoperta in passato e conservata nella chiesa.
Nella chiesa vi è un affresco del XVI secolo, raffigurante la Madonna con Bambino, con ai lati i Santi Biagio e Grato. 

L'interno della chiesa di S. Biagio

Tornando indietro sul sentiero si continua a salire fino ad arrivare all'incrocio con una strada asfaltata che sale dalla frazione Dietro Castello. Qui trovate, sulla destra, il sentiero per salire ai ruderi del castello, distrutto nel 1642 durante la guerra tra principisti e madamisti. La zona è proprietà privata ma di libero accesso, anche se i ruderi sono quasi sempre talmente tanto coperti dalla vegetazione da essere quasi irriconoscibili. 

La lapide e i ruderi

Anche la lapide posta sopra un piccolo e buio locale chiuso da una grata, è quasi illeggibile, ed è un gran peccato, il tutto sarebbe da valorizzare, anche perchè il castello era uno dei più importanti del Marchesato di Saluzzo, teatro di molte vicende storiche, a partire dal 1075, data in cui il castello viene citato per la prima volta. Vi lascio una foto di quando la zona era stata ripulita e i ruderi si vedevano bene.


I ruderi del castello

Ritornati sul sentiero si continua a salire fino ad arrivare nei pressi della chiesa di S. Sofia, piccola costruzione neogotica, restaurata e curata dal Gruppo ANA di Revello. Qui ci sono anche delle panche e una fontana, nonchè i ruderi di un'abitazione.

La chiesa di S. Sofia

L'interno della chiesa di S. Sofia

Salendo ancora si trova il campanile di S. Michele che una volta era affrescato e poco dopo una stradina sulla sinistra che vi porta alla chiesetta di S. Leonardo, caratteristica perchè costruita sotto la roccia. La costruzione è divisa in due ambienti, uno del XIII secolo e uno più recente del XVI. 
Su una parete esterna vi è la lapide che ricorda le gesta di Carlo Emanuele I, durante l'assedio di Revello, nel 1588. Uno dei due ambienti veniva anche usato, fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, come riparo per i "vachè", i ragazzini addetti al pascolo delle mucche.
Lì vicino c'è anche una parete di arrampicata.

Il campanile di S. Michele

La chiesa di  S. Leonardo

L'interno della chiesa di S. Leonardo

Tornati sul sentiero principale si continua a salire fino a raggiungere i ruderi di un complesso di abitazioni (detto di S. Michele) che fino alla fine dell'Ottocento era abitato tutto l'anno da un centinaio di famiglie (le ultime hanno lasciato il luogo nel secondo dopoguerra), ed era autonomo in tutte le esigenze primarie (anche vista la lontananza dal centro del paese). Su un muro si intravede ancora un affresco.


I ruderi del complesso di S. Michele con l'affresco

Non lontano si trova il bivio che a destra porta alla chiesetta di S. Bernardo, ma è una deviazione che non ho mai fatto, la chiesetta si intravede ma mi è stato detto che il percorso non è brevissimo.

Il bivio per la chiesa di S. Bernardo

Sempre in zona trovate, tra gli alberi, la croce di Revello, il punto più alto del paese, a 756 metri di altitudine (il centro di Revello è a 356).

La croce di Revello

Si può tornare indietro, ammirando anche i vari scorci sulla pianura e pensando che una volta questi luoghi erano abitati e frequentati costantemente e abitualmente. La stessa chiesetta di S. Leonardo era attiva tutto l'anno, ora invece viene aperta durante la festa del luogo, a novembre. Così come la chiesa di S. Sofia è aperta una sola volta, in autunno (a meno di avere la fortuna che avevo avuto io anni fa, cioè quella di trovare i volontari che stavano ripulendo la zona e che avevano aperto anche la chiesa, in tutt'altro periodo dell'anno). S. Biagio invece è aperta nel periodo della prima domenica di febbraio, per la festa patronale.

Lungo i sentieri troverete la cartellonistica sia con le indicazioni e le tempistiche, sia quella esplicativa dei vari luoghi.